La Libreria Millelibri-Poesia e altri mondi di Bari

di Anna Rita Merico

 

La Libreria “Millelibri-Poesia e altri mondi” è a Bari in Via dei Mille 16 ed è una realtà che esiste dal marzo del 2018. Il progetto ha visto la luce grazie al desiderio di Serena, che ha covato l’idea e ne ha fatto un luogo mentale, prim’ancora che fisico, reale.

Anna Rita – Serena, prima domanda è d’obbligo: iniziamo dal racconto su come e quando nasce questo progetto. Raccontaci, dunque, il desiderio che lo ha generato.
Serena – L’idea di Millelibri nasce naturalmente da una profonda passione per i libri, intesi al contempo come oggetto di scambio e luogo di permanenza della parola; e poi dalla folgorazione che la poesia (come possibilità della mente) ha esercitato sul mio immaginario sin da quando ero molto giovane. Il desiderio che ha mosso concretamente la realizzazione di questa libreria nel 2018 riguardava proprio il destino dei libri di poesia: che potessero trovare un luogo dove fossero esposti, messi in relazione fisica con lo spazio e il tempo della scelta dei lettori e delle lettrici. Da appassionata, negli anni in cui ancora la rete non era quel formicolio di voci e di profili, di marketing e autopromozione, mi sono resa conto per esperienza personale che procurarsi alcuni libri di poesia, o anche venire a conoscenza della loro esistenza, poteva rivelarsi un’esperienza per pochi ardimentosi cacciatori di rarità. Invece il desiderio era che ciascuno potesse idealmente imbattersi, inciampare in un libro di poesia che avrebbe potuto interferire con il corso della propria esistenza. Esattamente come accade con tutti gli altri tipi di libri: oggetto di uno scambio, anche commerciale, e dunque di una forma di negoziazione con le varie emergenze della vita. Cosa ci sarebbe stato di meglio, a questo fine, di un negozio tutto dedicato ai libri poesia?

 

AR – Entrare nella morbida tana della tua libreria è, innanzitutto, un’esperienza emozionale. Si viene da te sapendo di entrare in un luogo che ha cura per la e della poesia. Intorno agli scaffali con le sillogi, le raccolte, le antologie, l’usato, prendono forma le modalità ricche di contenuti degli incontri che tu, con maestria e bella accoglienza, animi in Libreria. Parlaci dei martedì in Libreria.
S – Il Martedì – il più longevo dei nostri eventi ricorrenti in libreria – è (come ci piace definirlo) un appuntamento – senza alcuna traccia e senza esiti prevedibili – tra persone che hanno qualcosa da chiedere alla poesia. Ci si incontra a partire da una certa ora del pomeriggio, ma ciascuno arriva quando può. Quando tutti si sono ambientati e l’atmosfera è quella giusta, prende vita una chiacchierata in cerchio che può trarre il suo spunto da qualsiasi argomento o pretesto del tutto occasionale: nella certezza che – come ogni volta accade per una strana magia – da qualsivoglia traccia improvvisata del discorso andremo comunque a cadere sulla poesia. Chi compone versi può trovare occasione per leggere qualcosa di suo, o molto spesso vengono interpellate voci di poete e poeti assenti nella stanza, lontani nello spazio e nel tempo, ma non dal discorso che ci parla. Per chi scrive, per chi legge, il Martedì può rappresentare un’opportunità molto fertile, anche per sospingere l’avventura della poesia in un orizzonte più ampio rispetto all’esperienza soggettiva della propria e dell’altrui voce.
AR – Il divano della Libreria è un must di questo luogo. Un divano-casa con un incredibile alone di storie ascoltate e narrate, un divano multiforme come solo un divano che accoglie poesia per tutta la vita può essere. Facciamo finta che sia proprio Lui a parlare e dirci del pubblico della Libreria… Facciamo finta che sia, lui, questa volta a dire: Cosa facciamo, cosa non facciamo da Millelibri…
S – Millelibri è prima di tutto un negozio specializzato nella vendita di libri, dunque la sua vocazione fieramente commerciale è al centro dell’idea e del tipo di proposta: classici, contemporanei, libri in commercio, libri fuori commercio, autoproduzioni, edizioni storiche, pubblicazioni facilmente reperibili, testi introvabili, libri d’artista, nuove uscite, titoli sul mercato da decenni ma non più disponibili a scaffale, editoria rivolta alle diverse stagioni dell’infanzia, saggistica dedicata alle questioni della poesia, riviste specialistiche del passato e altre tuttora in corso di pubblicazione. Non ci rivolgiamo tuttavia solo a un pubblico di esperti di poesia: il sogno che muove Millelibri è proprio che questo immenso patrimonio di letteratura possa essere sempre più rimesso a disposizione di tutte le persone. Per agevolare questo processo, di gioioso incontro (anche per la prima volta) con la poesia, selezioniamo cataloghi e titoli dal presente e dal passato, con la volontà di offrire un criterio di orientamento in un universo editoriale pressoché sterminato, alla scoperta di un mondo di letture che siamo certi possa rivelarsi appassionante per chiunque. Anche per questo ospitiamo in maniera permanente, da quasi sette anni, incontri liberi che favoriscono l’ascolto reciproco e lo scambio di suggestioni e conoscenze: il già citato Martedì, le letture dantesche, gruppi di lettura che toccano anche territori limitrofi alla poesia – come per esempio la filosofia -,  e poi reading e ancora occasioni di approfondimento tematico rivolte a un pubblico di adulti, di bambini, e di adulti che conservano viva e vitale la voce del fanciullino (della fanciullina) che li abita.

 

AR – Entrare da Millelibri significa trovare quello che altrove non era stato scovato, vuol dire stanare un titolo, un autore, una traduzione… è un girovagare tra calamiti dello Spirito che giungono da ogni dove. Quale la tua politica di ricerca delle Case Editrici e, in Italia, quale lo stato delle cose, dal punto di vista editoriale, per la poesia?
S – La produzione editoriale italiana dal punto di vista della poesia è diventata veramente molto prolifica. La facilità con cui è possibile, ad oggi, dar vita a un marchio editoriale ha favorito una fioritura delle pubblicazioni, alla quale non sempre però corrisponde un progetto culturale di cornice – che dovrebbe essere invece alla base di qualsiasi decisione di aprire una casa editrice o inaugurare una collana. Molta editoria applicata alla poesia si colloca, così, su una linea che potrebbe essere confondibile con un servizio di stampa tipografica, senza tuttavia rispettare quegli standard minimi (in termini di impaginazione e grafica, scelta di formati e materiali) che ci si aspetterebbe di trovare nel lavoro di un tipografo professionista. L’autoreferenzialità in cui la poesia si è ripiegata negli ultimi decenni sembra suggerire a molti autori la percezione che la pubblicazione sia un processo fine a se stesso, di raccolta di materiali propri, tuttalpiù destinati a circolare tra amici e parenti. E però pochi sono in grado di rinunciare alla breve soddisfazione di leggere il proprio nome sul frontespizio di un libro stampato, ricercando l’illusione di una validazione esterna, anche se questo comporterà l’esborso di un contribuito spesso sproporzionato rispetto ai costi di produzione, nonché una quasi del tutto assente attenzione alla vita del libro una volta congedato dalle macchine di stampa. Questa fenomenologia editoriale (che riguarda, purtroppo, specialmente le pubblicazioni in versi rispetto ad altre forme di scrittura) non può che dar luogo a un panorama confuso in cui è davvero difficile orientarsi senza disporre di qualche coordinata. Se è pur vero che qualche occasione di scrittura felice possa manifestarsi anche all’interno di un contesto editoriale dilettantesco, o che anche ai più accorti editori possa sfuggire il riconoscimento di un ottimo libro, la serietà del lavoro editoriale e la solidità del progetto che tiene insieme le maglie delle pubblicazioni resta il più affidabile tra i criteri di individuazione. La ricerca di Millelibri punta quindi, soprattutto, a cercare e dar spazio ai progetti complessivi, senza però tralasciare la curiosità per i libri completamente “sfusi” che possono emergere all’attenzione per particolari ragioni (comprese le autoproduzioni ben curate – tanto sul piano grafico quanto su quello testuale – che a volte si rivelano più valide di tante pseudo-pubblicazioni ufficiali). Insomma, in tutti i quei casi in cui la cornice editoriale si riveli generalmente inattendibile, si torna a dover prendere in considerazione i libri caso per caso, come se si trattasse di manoscritti al primo invio.

 

AR – Millelibri ha una modalità tutta propria di presentare sillogi, innanzitutto mai una presentazione di un solo testo… vabbè parlacene tu senza dimenticare la grafica della locandina!
S – Considerando l’idea che muove il nostro lavoro, non siamo particolarmente interessati alla promozione di un singolo titolo, quanto piuttosto a favorire occasioni in cui la presenza a viva voce si contamina su una partitura molteplice. I nostri rari Reading sono appunto il luogo di questa alchimia: circa quaranta minuti di pura lettura a più voci, senza alcuna moderazione, rivolti a un pubblico attento e abituato alla specifica lunghezza d’onda di questo modo di usare il linguaggio. A tenere insieme questi incontri c’è una cittadella dei reading, i cui edifici immaginari sono di volta in volta disegnati da Luca Tommasi nelle nostre locandine: un sogno che indovina un altro sogno, com’è sempre della poesia.
AR – Momento più esaltante di Millelibri.
S – Millelibri è un luogo piuttosto pirotecnico, in cui i momenti esaltanti sono all’ordine del giorno. Scelgo però di nominare in questa sede l’esaltazione intima, silenziosa, pura, che si verifica ogni volta che a entrare, chiedere consigli, scegliere i propri libri, sono ragazzi e ragazze di quindici o sedici anni. Non c’è niente di più esaltante, per una libreria di poesia, che assistere al primo incontro tra una persona giovanissima e Rimbaud, Trakl, Mandel’stam, Pozzi, Dickinson.
AR – Vivere e sopravvivere alle leggi del mercato per un prodotto delicato qual è la poesia: quali strategie?
S – Come quella della poesia stessa, anche quella del “mercato” è una delle più antiche attitudini dell’essere umano, che a mio avviso potremmo provare a non interpretare più nei termini di un’opposizione al valore intrinseco, o come qualcosa contro cui lottare per la sopravvivenza. Il prodotto speciale della poesia dovrebbe proprio dettare i termini del suo mercato di riferimento, per esempio, e ciò può avvenire in maniera sensata e costruttiva solo tenendo alta l’attenzione sulla qualità del libro nella sua interezza (non solo testo, dunque, ma un oggetto molto più complesso che richiede una specifica cura per ogni aspetto di cui si compone). Non dev’essere certamente una giuria esterna ad attribuire il “marchio di qualità” al prodotto-poesia: sarebbe piuttosto augurabile una spinta interna a tutti gli attori della poesia pubblicata, a cercare di migliorarsi e a presentarsi sul mercato come un bene, appunto. Un bene di cui c’è bisogno. Non esiste una preclusione a priori dalla commerciabilità della poesia, insomma: c’è solo una temporanea disaffezione alimentata da quei meccanismi non sempre virtuosi, di cui abbiamo modo di dire qualcosa in risposta alle precedenti domande. Se si cominciasse paradossalmente a considerare i libri di poesia (non la poesia) come prodotto di mercato, che il mercato lo fa e dunque non lo subisce, probabilmente la parola stessa ne trarrebbe giovamento, e i libri si affaccerebbero sulla scena del futuro con una maggiore consapevolezza del loro senso e della loro missione.

 

AR – Morel, voci dall’Isola ama le librerie-isola, quelle librerie in grado di resistere ai marosi del libro-quantità per andare nella direzione del libro-qualità, quel libro che “fa” lento il tempo della ruminazione del pensiero poetante, quello che non si nomina perché ultima novità. In Millelibri il tempo è molto vicino al tempo della scrittura, un tempo che alla fretta e spinge nel bozzolo del desiderio di conoscenza dell’autore e del progetto. Dal tuo “osservatorio” cosa ci dici del panorama librario, oggi, in merito al genere trattato: la poesia.
S – Millelibri è decisamente a favore di qualsiasi processo di rallentamento della fruizione e di decrescita in termini quantitativi della produzione. Il contemporaneo (di cui pure ci importa molto rendere conto) entra qui a contendersi lo spazio e l’attenzione con il classico, cioè con qualcosa che ha – per ragioni ogni volta diverse – vinto il limite della contingenza, della moda, del transitorio. Si tratta di una sfida difficile eppure la più vitale di tutte: è proprio questa che – a ben ricordare –  ha animato gli slanci più arditi delle voci del passato giunte fino a qui. Purtroppo il confronto con i classici in questo momento della nostra storia culturale (tra cui la poesia rientra, anche se attualmente fatica a riconoscersi un ruolo in questa dimensione) è sempre più lasco e superficiale. Non vuole essere questa mia risposta, in nessun modo, distruttiva o deprimente. Anzi: l’invito è, per le figure di mediazione tutte, a farsi tramite di questo contatto, e suggerire piuttosto la durata, lo studio, il tempo necessario al pensiero perché provi a procedere anche attraverso la visione che deriva dalla scrittura, che può essere solo sollecitata dalla lettura del mondo e dei libri che lo contengono. La poesia di oggi ne sarebbe sicuramente arricchita. In fondo ci passiamo di bocca in bocca una parola antica, sempre la stessa, che si nutre, si accresce, si stratifica. Dobbiamo favorire la coscienza felice di questo transito, e la gioia profonda che ci tiene in questo modo uniti ai morti e a chi non ancora nato, in un lunghissimo discorso umano, l’unico veramente specie specifica.

AR – Millelibri ha una bella passione per la poesia dal mondo, quali i principali problemi intorno alla reperibilità-diffusione del libro di poesia proveniente da altre latitudini e che, poi, finisce nelle tue magiche proposte per chi entra in Libreria?
S – Esiste, ed è sterminata, una letteratura dal mondo anche a noi contemporaneo (ma non solo) che ci arriva solo per piccoli lampi. Il motivo è facilmente spiegabile soprattutto in ragione di questioni economiche: a differenza delle produzioni in lingua, per cui – come abbiamo detto – moltissimi tra autori e autrici sono disposti addirittura a pagare qualcosa di tasca propria, pubblicare una traduzione ha invece dei costi difficilmente ovviabili per gli editori, in primis la retribuzione del lavoro dei traduttori. Laddove non sia possibile ricorrere a fondi destinati al finanziamento delle traduzioni (da parte di enti o istituti culturali), difficilmente un editore, soprattutto tra i più piccoli, è nelle condizioni di commissionare un lavoro che non comporterà un ritorno commerciale in grado di coprire le spese di produzione. A maggior ragione Millelibri guarda con particolare interesse a tutte le operazioni che mirano a proporre autori e autrici di altre latitudini, spesso frutto di un’appassionata ricerca e di uno sforzo editoriale che è giusto riconoscere e valorizzare all’attenzione del pubblico.

 

AR – Ah! Prima di lasciarci: come va con i Mercoledante? Tutti impreparati?
S – I Mercoledante, ovvero in nostri appuntamenti settimanali dedicati alla lettura collettiva di un canto della Commedia, sono entusiasticamente il luogo in cui l’impreparazione regna sovrana. Sono appuntamenti aperti a tutte e tutti, in cui dunque non è necessario portare con sé specifiche conoscenze pregresse. Per quanto si possa aver studiato, infatti, la grandezza di Dante resta una sorpresa che si rinnova nella durata, nella persistenza. Di fronte all’esperienza gioiosa, quasi infantile, di una parola invincibile balbettata di voce in voce tra le mura di questo piccolo luogo nel duemilaeventicinque, siamo tutti e tutte impreparate: ma può essere la più felice delle avventure penetrare un mistero che non fa che infittirsi quanto più vi ci si addentra.

 

AR – Un saluto cordiale per questi Milleluoghi, Milletempi, Millelibri. Serena, come saluti lettrici e lettori della rivista Morel, voci dall’Isola?
S – Ricambio con gratudine il saluto, e con affetto invito tutte le lettrici e i lettori a venire a trovarci a Bari alla prima occasione, cosicché questo luogo abbia il privilegio di incontrare le loro curiosità, i loro interessi, le loro storie, che aspettiamo sempre.

 

 

 

Questo articolo fa parte della serie “Librerie Indipendenti

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